“Un politico pensa alle prossime elezioni, un uomo di stato alle prossime generazioni”

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Prima di fare una qualsiasi riforma elettorale bisognerebbe riformare i partiti. Anche con la migliore legge infatti, con tali persone a governarci, non ci sarebbe alcun miglioramento per le condizioni di vita dell’Italia. Se ci saranno ancora persone indegne, che affrontano la loro vita politica solo per una poltrona, che si permettono di dire che vogliono “un posto in prima fila”, non possiamo aspettarci in futuro nulla di “positivo”. Dicono che è tutto un “gioco”, mentre qui si sta giocando sulle spalle degli italiani, che continuano a soffrire condizioni di vita durissime, una crisi che sembra senza fine, traslochi di imprese, - anche quelle che nel bene e nel male hanno fatto la storia dell’Italia se ne stanno andando -, il tutto nell’indifferenza dei politici, che siedono beati, senza capire la gravità della situazione. Che sorridono beati o beoti nelle poltrone degli show in prima serata, dicendo frasi senza alcun senso: “Siamo costretti ad una unione con Berlusconi”, oppure la litania “non avevamo scelta”. Mentono, c’è sempre un’alternativa. C’era un’alternativa al riabilitare uno come Berlusconi che in vent’anni ha mandato l’Italia in malora. Assurdo averlo visto salire le scale del PD per incontrare Renzi. Un’immagine che suona come un appropriazione indebita. Un segnale malefico. La profanazione di un luogo che è diventato sempre più suo nel tempo. Un fatto privo di alcun senso. Se non quello di allungare quella che è diventata un’agonia. Un’agonia che ha portato una legge elettorale inconcepibile. Che Renzi rifiuta di migliorare. Negando ai deputati PD ogni possibile emendamento. Mettendo in atto modalità fasciste e dittatoriali. Non si poteva avere dunque, una legge elettorale peggiore, anche perché l’ha scritta e l’ha ipotizzata coi pochi neuroni che gli restano, uno dei politici peggiori degli ultimi 150 anni. Molti infatti, ricordano che è peggio della “legge truffa” contestata da Togliatti nel 1953. Lapidarie le parole di Canfora che cita uno dei politologi migliori in Italia: «Sartori ha ragione quando dice che dobbiamo respingere qualsiasi trucco mirante a trasformare una minoranza in una maggioranza. Siccome si sta discutendo se il premio di maggioranza scatta quando si raggiunge il 35 o il 37 o il 38 per cento, mi viene in mente che la cosiddetta e improvvida legge truffa del 1953 – bocciata dagli elettori il 7 giugno di quell’anno – dava il premio alla lista o coalizione che avesse superato, sia pure di un solo voto, il 50 per cento dei suffragi. Quindi, quella attuale è la legge della truffa aggravata». Inoltre, le mini liste. Mini, fa venire in mente poca democrazia, un limite della partecipazione; mentre il fatto che siano bloccate riporta alla mente il porcellum stesso, esempio di liste chiuse, grazie al quale si è visto profanare con persone indegnissime seggi sia in Parlamento che in Regione. Ecco cosa ne pensa Michele Ainis:  “La Consulta ha acceso il verde del semaforo quando i bloccati (i nomi nei listini) siano pochi, rendendosi così riconoscibili davanti agli elettori. Quanto pochi? Secondo la scuola pitagorica il numero perfetto è 3; qui (nell’Italicum) invece sono quasi il doppio. Un po’ troppi per fissarne a mente i connotati”. E la quantità non potrà mai essere sinonimo di qualità. Non è che le liste bloccate ridotte siano sinonimo di qualità delle persone, e non è detto che i presenti in lista non siano persone inaffidabili. Tutt’altro. Ecco cosa pensa un altro costituzionalista dell’Italicum: “Si fa riferimento ad agglomerati di liste. C’è una solidarietà politica forte tra questi gruppi di liste oppure sono solo un’aggregazione per lucrare il premio? Se fosse così non garantirebbero l’obiettivo della governabilità”. La governabilità è “il complesso di condizioni politiche che rendono possibile un’alleanza tra partiti per la formazione del governo”. Nel tempo ne abbiamo avute di alleanze mostruose. Finite in maniera miserrima. Con deputati comprati o deputati che hanno pugnalato dei governi che stavano cercando di rimettere in sesto il Paese. O alleanze assurde e altrettanto mostruose come Forza Italia e Lega, che hanno partorito mostri: leggi come la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi, le bestialità della Gelmini (a cui si deve la distruzione della scuola pubblica e dell’Università). Lo dico da tempo, lo ripeterò fino alla fine, anche se si vede un’Italia sempre più sconfortata e sconfitta, c’è necessità di riformare i partiti e di immettere gente nuova e competente. Gente seria, che non segue le logiche della ricerca di una poltrona, ma cambi radicalmente il modo di fare politica in Italia per sempre. Fino ad allora il Paese resta una nave in balia della tempesta, senza nocchiero e senza possibilità alcuna di vedere futuro e speranza. L’alternativa c’è sempre stata, riformare i partiti immettervi persone competenti e serie e trasparenti e far seguire l’esempio più giusto quello che ritrova Canfora: «Meglio tornare alla preferenza unica, il sistema che scaturì dalla vittoria nel referendum del giugno del ’91 e che eliminò ogni rischio di cordate truffaldine. Preferenza unica, in un quadro proporzionale. E con lo sbarramento al 4 per cento, come prescrive l’ottima sentenza della Consulta». Infine, un piccolo parallelo che ha dell’inquietante: la strage dell’Italicus. Il nome Italicum rimanda ad essa. Ne possiamo ritrovare il fascismo e la dittatura, la negazione della democrazia, e un sottofondo massonico si insinua.

Post di Emilia Basile

La frase del titolo è di Alcide De Gasperi

Ci vuole un bel po’ di fegato a sentire che Matteo Renzi è il Segretario del PD.

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Ci vuole un bel po’ di fegato a sentire che Matteo Renzi è il Segretario del PD. E’ qualcosa che non avrei mai voluto. E non solo io. Persone del Circolo PD in cui ho speso tempo e fatica, non sono neppure passate a votare per le primarie, invece, prima davano tempo e fatica ed erano pieni di speranza. Non ci si è neppure chiesti chi fossero quelle persone che venivano indefesse a votare per Matteo Renzi nei circoli. 1.800.000 voti, ma chi sono e soprattutto perché hanno votato Renzi. Erano coscienti di quello che facevano? A me sembravano delle macchinette indottrinate e indottrinatrici. Siamo diventati un popolo incapace di votare? Incapace di scegliere una persona di cultura vera come Cuperlo o l’unico veramente di sinistra che era Civati? E gli sbagli nelle liste vanno sempre bene? Siamo coscienti che oggi in direzione c’è anche chi ha doppi incarichi? I doppi incarichi dei furbetti del quartierino non dovevano essere banditi? E i politici stessi saliti sul carro del vincitore, non l’hanno fatto per avere un loro tornaconto e basta? A me sembra che si sia perso il lume della ragione. Grazie alla televisione e ai media in generale, ormai le persone sono totalmente in balia del mezzo, dello strumento che pratica un lavaggio del cervello. Come si fa ad uscire da un periodo berlusconiano di vent’anni con il suo alter-ego? Una persona senza arte e né parte. Una persona che di sinistra non sa nulla, non sa neppure nulla delle tante lotte sindacali che si fanno anche oggi, dappertutto, della Fiom che ha fatto reinserire delle persone alla Fiat, ve lo ricordate? E perché allora dovremmo avere un Segretario che i sindacati li vuole riformare in nome di un liberismo che non fa che precarizzare il lavoro? Perché dovremmo avere un Segretario che è l’alter ego di Ichino? Non sarebbe stato meglio allora pensare, prima di andare a votare. In quei giorni in cui si è aperta la battaglia su primarie aperte o chiuse, si è sbagliato nello scegliere la cosa peggiore. Aprire le primarie a tutti ora sembra la cosa più sbagliata che ci sia. Si doveva chiuderle le primarie e far scegliere il segretario solo agli iscritti. Quei pochi che restano, anche se pilotati dall’apparato, secondo me hanno ancora la capacità di scelta, quella che è mancata a chi ha votato Renzi senza riflettere e spinto da chi sa cosa. Il popolo di sinistra, o almeno quello che ne rimane, ha la cultura dalla sua parte, ed è quello che lo salva dallo sperperare il voto. I voti per Renzi sono stati la definitiva rottura con un passato che invece, non doveva mai essere dimenticato: il PCI di Enrico Berlinguer, i suoi valori, i suoi alti ideali di uguaglianza, dignità e civiltà. Ora si avranno, disuguaglianze, inefficienza. Matteo Renzi come ho scritto in vari post qui e qui e qui non era il candidato ideale da far diventare leader del PD. Ora tutti quelli che lo osannano mi sembrano dei vassalli o valvassori o valvassini alla corte di chi è stato posto e proprio da chi nel PD non ci è mai stato, nel posto più alto. Mi sembra eletto da chi un seggio per il PD non lo ha mai fatto. Mi sembra eletto da chi non ha mai fatto vita di circolo, perché nei circoli chi non difende gli immigrati, chi non difende le donne e la loro libertà di scelta, e chi è pro Vaticano, non sarebbe mai stato votato. Un giorno qualche renziano mi dovrà spiegare cosa ha di ribelle il PD di Renzi. A me sembra sin da oggi che è il partito più omologato che ci sia. Altro che ribellione. Omologato alle disposizioni della Cei e di Bagnasco. Omologato tanto, ma così tanto, da far pensare di essere un berluschino vuoto e senza senso, e un democristiano della peggior vecchia specie. Cosa c’è di nuovo in una persona che è l’emblema della vecchia DC? Che nella DC ha militato all’inizio della sua carriera? E poi la questione dei diritti. Quali diritti, con chi i diritti li nega o dà contentini? Chi dice che la civil partnership è di sinistra, ha seri problemi ed ha bisogno di ritrovare la sua identità. Un’identità di libertà e di diritti per tutti, perché il Vaticano e la religione non dovrebbero entrare nella politica. Si dovrebbe cercare nel 2013 di avere una politica scevra da meccanismi di inciuci gravi come quello del cimitero dei feti per avere voti. “Casa nostra è sulla frontiera, non nel museo”. No, Renzi, ora la casa del Pd è al Vaticano. Il Vaticano ora detterà la legge del Partito Democratico, anzi ora chiamatelo col suo nome, l’hanno fatto diventare la Nuova Democrazia Cristiana. Come fa a piacere un partito che invece di guardare al futuro, è chiuso in un vecchio passato democristiano della peggior specie? E allora, molti preparatevi non rinnoveranno la tessera. Molti si troveranno dinnanzi fallimenti su fallimenti. Le promesse fatte per cercare un po’ di applausi a sinistra verranno sempre smentite alla fine.

“Non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va”.

politica

Vogliamo un cambiamento. Un cambiamento reale. E come disse qualcuno di grande: noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere. Tutti sanno ciò che non va nei partiti di destra e sinistra italiani, ma tutti ben si guardano dallo scardinare i meccanismi che si è soliti ripetere. Anche quelli più odiati: calare le liste dall’alto. Tutti hanno aderito a combattere la legge elettorale e le liste bloccate, ma tutti, ora che si vota, le ripropongono anche nei collegi dei circoli delle primarie del PD. Addirittura, si è giunti a mandare mail alle persone per partecipare ad una riunione in casa di una signora avanti con gli anni e vecchio apparato per formarle le liste. Non si va a casa delle signore vecchio apparato per formare le liste della mozione a livello nazionale, si manda mail e ci si incontra nel circolo, si parla insieme delle varie candidature e si accetta il volere degli iscritti del circolo che la mozione la sostengono. Non si dovrebbe fare altro che far scegliere sempre le liste agli iscritti militanti. Ma pare sia questione difficilissima. Eppure è dai circoli che si dovrebbe cambiare, è dai circoli che deve arrivare il vento del cambiamento. Altrimenti si resterà come prima o probabilmente si andrà verso il peggio. Si sarebbe dovuto cercare facce nuove, gente della società civile impegnata nel volontariato, nella lotta alle discriminazioni o nell’integrazione degli stranieri. Ma forse stranieri siamo noi. Gli stranieri a fare le cose come si dovrebbero fare. Nel mondo più giusto. Invece, anche questa volta, in tutte le mozioni presentate nelle primarie, vi è stata un’incomunicabilità che ha fatto paura. Delegati assenti per Renzi. Delegati che avrebbero dovuto accedere all’assemblea romana del PD e invece, sono stati accantonati o scelti secoli prima. Tutto ciò deve finire. Si deve iniziare dal basso una rivoluzione culturale. Una rivoluzione nel modo di procedere e di affrontare in maniera trasparente tutto ciò che un partito come il PD ha davanti. La stessa lotta impari che si sta vedendo tra i tre candidati, si è vista anche nel piccolo nei circoli. E poi c’è l’annoso problema del boom di tessere. Un boom di tessere che come a Salerno ha fatto gridare allo scandalo ed ha creato imbarazzo a chi nelle cose che fa ci crede con tutto se stesso. Come si fa a portare avanti una crociata che sembra quasi impossibile? Come si fa a non arrendersi davanti all’evidenza? In una delle mozioni è mancata qualsiasi comunicazione tra chi è referente per esempio a Roma e nel Lazio e gli iscritti militanti che quella mozione la sostenevano. Mancanza di comunicazione che si è realizzata anche quando, e sarebbe stato il caso per fare trasparenza, si sarebbero dovuti divulgare a tutti i nomi dei delegati eletti dalla tornata elettorale all’assemblea romana. Le assemblee non dovrebbero essere dei luoghi inutili, in cui riproporre il vecchio apparato stantio e ormai desunto. Si sarebbe dovuto ripartire dalle assemblee e dalla loro formazione per creare un partito nuovo e più fattivo. Nuovo perché ci si innestava gente nuova e con idee diverse da quelle che ci sono state finora. Non si può cambiare il partito senza che necessariamente avvenga anche una trasformazione dei luoghi che il partito dovrebbero guidarlo e ristrutturarlo. Quale cambiamento, se si ripropongono persone che hanno fatto politica per tanti anni? Perché spazio per chi è nuovo non ce ne può essere? Mi chiedo allora con che spirito votare. Con quale spirito recarsi l’8 dicembre a decidere un Segretario di un partito, che è restio al cambiamento. Non si deve continuare a scegliere il meno peggio. Non ci si dovrebbe mai accontentare. Si dovrebbe puntare sempre a fare del proprio meglio e del meglio ancora. Si dovrebbero scegliere i collaboratori con cura e non infischiandosene se arrivano in ritardo (anche metaforicamente), se sono parte del vecchio modo di fare politica, se fanno poca comunicazione, se i loro risultati nella prima tornata di voti a novembre sono stati un fallimento totale. Si dovrebbe cercare di fare attenzione e tentare di rimediare se li si è scelti male. Non si dovrebbe mai lasciare nulla al caso. Soprattutto se si è candidati a ricoprire un posto che è di prestigio, ma anche molto importante per il futuro del partito e del Paese. Perché come disse una persona che nel bene e nel male ha fatto la storia del PCI: “Il diritto più importante di tutti, è quello al futuro”. Il diritto al futuro si prepara e si costruisce partendo da persone nuove e trasparenti. Il diritto al futuro si prepara e si costruisce dando spazio e molto più spazio a persone giovani e che alle idee innovative ci credono e le portano avanti nei luoghi in cui sono delegati. Il diritto al futuro inizia e continua con la partecipazione di tutti e fattiva e paritetica delle donne, che non siano mai relegate in un angolo ad essere mero appoggio, ma pietra miliare su cui rifondare un partito. Il partito che vorrei, dovrebbe fare ciò che ho scritto. Non per me. Ma per il bene di tutti e per il bene del partito stesso. Tempo… tempo non ne abbiamo più. Ne abbiamo già sprecato parecchio e ora è giunto il momento di rinnovare tutto. Da destra a sinistra deve spirare un vento decisivo di cambiamento. Quel cambiamento di cui parlavo all’inizio. Che non deve rimanere qualcosa di sentito dire o qualcosa nell’aere. Deve giungere alle orecchie delle persone e svegliarle, volgere la loro mente ormai da tempo rassegnata ad attivarsi perché non bisogna mai arrendersi. Mai rinunciare a cambiare qualcosa che non va. E la critica fatta deve essere pars construens di qualcosa di buono che in futuro si vedrà fiorito e realizzato. Cambiare è difficile certo: “Il difficile è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia. Ma alternative non ce ne sono”. Bisogna lottare, occorre cambiare.

Post di Emilia Basile

Frase del titolo di Enrico Berlinguer

Pd, Civati: «Voglio un partito di sinistra».

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Cercasi cambiamento. Quello vero. Quello che manca da troppo tempo. Nessuno però ha la risposta. Come nella canzone di Bob Dylan fatta ascoltare a dei ragazzi, non possiamo che dirgli che la risposta è nel vento. Da questa canzone si evince anche che la risposta non può essere l’indifferenza, e il non voltarsi da un’altra parte. Troppe cose sono successe in questi periodi di congressi del PD. Tante voci hanno discusso e parlato e poi per cosa? Abbiamo tantissima voglia di partecipare. Tanta volontà di dire la nostra. Di essere partecipi e poi? E poi ti guardi intorno e ascolti i soliti noti dire: voto il candidato dell’apparato, quello della fondazione prestigiosa, e si sente quasi la paura, si avverte l’incapacità di decisione, di poter dire: ma io voglio abbracciare il cambiamento! E al contrario, quel “change” obamiano si fa sempre più distante. Li vedi i giovani in carriera, nascondere persino le cose degli altri candidati, negare anche un posto di rilievo a chi la pensa diversamente e cerca di criticare, ma costruendo. Senza una critica construens non si arriva da nessuna parte. Non si avvertirà neppure un vento di speranza, l’aria nuova, al di fuori dei palazzi in cui pochi decidono troppe volte le sorti di molti. Vi è una passività pericolosa. Un seguire il candidato di turno più spinto. E il gioco resta impari. Non c’è partita. Lo vedi quando senti nell’aria e avverti che attorno succedono sempre le stesse cose. Anzi, con il candidato più mediaticamente forte, c’è lo sfascio che ti si avvicina. Si paventa con il candidato di apparato, una sinistra che non c’è più e a cui resta difficile trovare un nuovo significato e un nuovo posto. Ti si avvicina per il vuoto, con il candidato mediatico, per ciò che rappresenta e per quello a cui rimanda. Ti si avvicina con lui il mondo della Cei, del Vaticano, di una commistione tra Stato e Chiesa che non è più possibile. Come non è pensabile in un mondo moderno e laico un cimitero di feti, che ignora il dolore delle donne, maschilizza il tema e le fa diventare streghe del medioevo. L’aver dato a lui tanta importanza si pagherà. La si pagherà cara. Molto cara. Si vedrà un Paese in balia di un seguace del neoliberismo, incapace di affrontare temi importanti come l’economia, per impreparazione. Le donne, questo candidato mediatico, nemmeno le ascolta. Vi resterà in mano o forse negli occhi solo un po’ di carisma, che verrà sgonfiato al primo incarico. La paura del candidato mediatico di affrontare il segretariato di un partito, la si evince dalle sue stesse parole: avrà sempre il suo vecchio incarico, perché se fallirà potrà così tornare indietro. Come si pagheranno tutti gli errori che si sono fatti finora! Ci sono persone in politica che hanno totalmente fallito il loro mandato, per incapacità a leggere la necessità di cambiamento reale e concreto che necessita il Paese. Sarebbe ora di raggiungere l’obiettivo più importante: una nuova classe dirigente, capace di unire un partito spezzettato, pieno di correnti che lo hanno distrutto. Si dovrebbe cercare anche una via per unirsi. Per ritrovare quella spinta che un tempo aveva proiettato il più grande partito di centro-sinistra a governare. Resta solo un candidato allora. Quello più giovane. Quello più scansonato, più disincantato, con la tranquillità e la forza dell’aver incontrato tante e tante persone nei numerosi viaggi in tutta l’Italia. Un ragazzo, perché a quasi 40 anni in Italia si è ragazzi, che resta provinciale per certi versi, ma non è un suo difetto, anzi è un pregio. Quel ragazzo di provincia potrebbe ridare al partito la correttezza del ben fare. La pulizia negli atti che si compiono e la certezza della coerenza. Non avrà mai l’apparato al suo fianco. Troverà sempre amici e amiche tra la gente comune, tra le persone che gli si sono avvicinanti chiedendogli il perché il PD li abbia delusi così tanto. E per fortuna è l’unico candidato di sinistra: l’unico che voglio nominare e che si merita di essere appoggiato in questo blog: Pippo Civati. Nelle ultime settimane che rimangono fino all’8 dicembre si dovrebbe fare in modo che il cambiamento arrivi sul serio. E l’unico modo è votare a sinistra e votare per chi ha un programma di sinistra e che possa definire il futuro che ci aspetta. Una persona che noi tutti avremmo dovuto ascoltare di più. Ora il PD non sarebbe in questa situazione. Fanno ridere quelli che dicono che non hanno sbagliato nulla e lo mettono anche per iscritto. Gli sbagli sono stati innumerevoli. Sarebbe ora l’8 dicembre di non compierne un altro e votare con coscienza. Votare pensando alla persona che si vota e anche da chi è attorniato, se scegliere il vecchio apparato, quello che ha sbagliato finora, se scegliere il vuoto assoluto, il nulla e il pensiero retroattivo medioevale, o proiettarsi finalmente verso qualcosa di più utile a se stessi e alla società, ad un ritorno di quella sinistra di alti valori morali, laici, di tutti e per tutti. Non sbagliate, avete quest’ultima occasione: ora avete 300.000 iscritti, se sbagliate un’altra volta, ne rimarrà solo uno.

Post di Emilia Basile

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

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Questi anni terribili hanno fatto un sacco di danni. Danni incommensurabili. Danni incalcolabili. Se due ragazze sono state costrette a prostituirsi per un I-Phone e qualche vestito costoso. Se due ragazzine che dovrebbero soltanto studiare e prepararsi ad una vita di lavoro e soddisfazioni, cadono invece, in un abisso di dolore incredibile. In quale società criminale si accetta questo? In quale mondo malato si accetta la prostituzione minorile senza battere ciglio? In vent’anni di berlusconismo, preparato anche dai decenni precedenti, la tv e la società sono diventate quel mostro che conosciamo adesso. Un mondo cinico, in cui contano solo l’apparire e quanti soldi hai. Un mondo pieno di superficialità. Dove il rispetto delle regole non esiste e tutto è illecitamente permesso. Anche far prostituire due minorenni, col maleplacido di adulti mostruosi e incoscienti del male che fanno. E tutto è stato accettato senza pensarci. Perché in questi tempi bui si è perso anche la capacità di pensare. Si è persa anche la dignità stessa. Il valore del nostro corpo da rispettare, della nostra stessa anima e della persona in sé. Era angosciante sentire delle madri di donne-bambine in vendita per arrivare in tv, affermare che le loro figlie potevano anche accettare quello che avevano accettato le olgettine per soldi. Angosciante sapere che per loro sarebbe stato “normale” che le figlie avessero fatto la fine di Noemi Letizia. E ora si ripete anche in un quartiere che di “bene” non ha nulla, anzi, è tutta facciata. Si è costruito un mondo falso ed apparente, nonché individualista e superficiale. Altrimenti quello che è successo a Modena, mi riferisco alla ragazza sedicenne abusata da cinque ragazzi “sbandati” in una festa, non sarebbe nemmeno accaduto. Chi stiamo crescendo e quanto male è stato fatto? Quanto se ne farà ancora, se nessuno si prende la briga di lenire questi disastri mostruosi? Chi deve dare risposte alle donne che subiscono violenza? Chi deve fare nascere una società diversa? Una società migliore, in cui la figura della donna sia rivalutata e abbia il giusto posto nella società. La discriminazione, la violenza fisica e verbale invece, continua, perché non basta una legge, non basta soltanto condannare chi commette reati. Ci vuole una rivoluzione culturale. Ci vuole un ribaltamento di tutto. Tutto deve essere messo sottosopra, tutto deve essere rivisto sotto una luce nuova. Ritrovando i valori di convivenza civile, di rispetto per se stessi e per gli altri, per gli spazi degli altri, per i tempi degli altri. Quando un giovane omosessuale si toglie la vita, tutti dovrebbero sentirsi dei falliti. Fallita la famiglia che non l’ha fatto sentire a casa, falliti gli amici o pseudo tali che invece, di accettarlo, lo hanno denigrato e vessato, falliti i politici che ancora non hanno nemmeno emanato una legge contro l’omofobia. “L’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”. Coscienza, probabilmente una parola che si è persa e si fatica a ritrovare. Queste persone sembrano non averla più una coscienza. Inutile, forse, cercare di farle riflettere e provare disperatamente con il grido di dolore di un ragazzo incompreso di svegliarla con una semplice lettera. “Mi obbligano, io voglio tornare a scuola”. Questo l’altro grido di una delle due ragazze sfruttate, violate. Magari sognavano un mondo più pulito. I loro pensieri siano da monito. Le loro urla facciano riflettere. E forse, quel mondo di libertà e bellezza tanto auspicato da Adriano Olivetti si realizzerà. Forse, quel mondo che lui avrebbe voluto cambiare radicalmente avrà un’ultima possibilità. “C’è una crisi di civiltà, c’è una crisi sociale, c’è una crisi politica. L’ingranaggio della società che è stato rotto nell’agosto 1914 non ha mai più funzionato, e indietro non si torna. Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore che anni terribili di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all’intelletto e al cuore di tutti?”. E forse, da questa frase si dovrebbe partire per cercare di non distruggere del tutto il futuro della nuova generazione; per ascoltare quel monito che deve arrivare “al cuore di tutti”, quello di proteggere i giovani dal male che è stato fatto proprio creando una società malsana, ingiusta e violenta. “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.” Così, Pertini in un messaggio di fine anno mai dimenticato, cercava di indicare una nuova strada alla società, che non lo ha ascoltato. Quali esempi si è dato ai giovani? Quali esempi dai genitori e dai politici e da tutta la società? Una società sempre più furba, gretta e abbietta, una società in cui non trovare più nemmeno un punto di riferimento. I giovani ora sono sempre più fragili, disillusi, presi in un vortice, vivono una vita che non è la loro e nemmeno gli è stata data la possibilità di viverla. Gli si è tolto tutto, finanche la speranza. Non gli resta che la noia e il vuoto. Aveva ragione forse Montale: “Il mondo muore di noia, l’impiego del tempo è letteralmente spaventoso. I giovani che si agitano un po’ dovunque non se ne rendono forse conto, ma il loro vero problema non è né sociale né economico. A loro non interessa più nulla, ecco il fatto.” Eugenio Montale, Trentadue variazioni, 1973. Ai giovani si deve dare un mondo diverso, e si deve iniziare ora ad invertire la rotta. Si è sbagliato e molto. Ora è il tempo di ritornare a quei valori citati prima: rispetto per se stessi e per gli altri, schiena dritta e dignità, cultura.

Post di Emilia Basile

La frase del titolo è di Italo Calvino, Il visconte dimezzato, 1952

“L’Italia di Berlusconi finirà male, malissimo, nella vergogna e nella corruzione. E sarà stato inutile avere ragione.”

politica

Ci sono giorni e albe in cui ti penti di essere rimasta in Italia… questo è un giorno di quelli. Gli era stata data una grande opportunità. L’opportunità di fare poche riforme e soprattutto la legge elettorale che sicuramente sarebbe servita anche al popolo del PDL/FI. Ma il tempo per farle non era così lungo, e per l’ennesima volta lo hanno sprecato per affari personali di Berlusconi. In nessun Paese del mondo è successo mai quello che è accaduto ieri in Italia. Le dimissioni di cinque ministri telecomandati: Alfano, Di Girolamo, Lupi, Lorenzin, Quagliarello. Difficile dimenticare questi nomi. Nomi saliti in uno scranno troppo alto per loro. Nomi di persone incompetenti. Nomi di persone che non pensano neppure lontanamente a governare bene l’Italia. Nomi che si sono macchiati di qualcosa di orrendo. Nomi senza onore. Nomi di persone miserabili. Come miserabile è il loro leader. Un leader che non ha mai pensato a governare il Paese, ma solo ed unicamente a se stesso e per vent’anni ha fermato l’Italia, non le ha permesso di crescere e ora l’ha bloccata di nuovo. Chi avrà il coraggio ancora di votare persone del genere? Di sicuro non i cassintegrati, chi pagherà l’Iva, chi vedrà riapparire l’Imu, chi non vedrà una legge di stabilità ed una finanziaria che possa dare al Paese respiro. Ma soprattutto quella che mancherà è una legge elettorale. Letta sin dall’inizio avrebbe dovuto puntare i piedi ed usare molta più autorità per cambiare il porcellum. Era essenziale modificarla. Si è illuso di aver a che fare con persone degne, mentre erano degli esseri indegni e non aspettavano altro che far cadere il governo, sì Letta per questioni personali unicamente del loro leader. Sono persone pilotate da un joystick, come quello che serve per giocare ai videogiochi. Solo che qui si sta giocando a rovinare un Paese intero. Cicchitto nella sua totale incapacità politica non è stato ascoltato quando ha chiesto che una decisione del genere doveva essere discussa in sede istituzionale e dal gruppo parlamentare PDL. Nemmeno Cicchitto si è ricordato che il PDL/Fi è Berlusconi. E che morto politicamente Berlusconi il 4 ottobre, sarebbe morto anche il loro partitucolo da strapazzo. Riecheggiano nell’aria le parole di Indro Montanelli su Berlusconi: “E’ come una malattia, per liberarsene ci vuole il vaccino”. Purtroppo l’Italia questa cura ancora non l’ha trovata. E non ha voluto vedere che impegnarsi in un governo con il PDL avrebbe portato a quello che è successo ieri: le dimissioni di cinque ministri del PDL per mere beghe personali del loro leader. Forse sarebbe stato meglio allora non entrarci per niente in un governo con gente simile. Gente che non ha il potere di pensare con la propria testa, ma ha sempre agito secondo direttive del leader. Nessuno di loro ha mai avuto lo spessore morale di Enzo Biagi, che dopo l’editto Bulgaro disse: “Meglio cacciati per dire verità, che restare al prezzo di certi patteggiamenti”. L’Italia l’hanno fatta cadere in basso, in un baratro, proprio per aver accettato quei patteggiamenti. Inutile, allora cercare di fare un altro governo con moderati del PDL, e chi sarebbero? E perché allora non li si è investiti prima di qualche carica ministeriale? Chi sarebbero quelli che non ascoltano Berlusconi? Più passa il tempo, e come detto, trascorre velocemente, sfugge di mano senza nemmeno rendersi conto, e più si ha la sensazione, che sta per diventare certezza, che l’Italia speranze non ne abbia. Il PDL è totalmente nelle mani del suo leader, senza di lui muore il partito. Mentre dall’altra parte si trova un M5S che sta diventando sempre più una macchietta. E’ di ieri la notizia di uno sfogo assurdo del deputato Alessandro Di Battista, che addirittura prevede, – manco fosse il mago Otelma o Marzocca nella sua interpretazione della veggente Mamma Orsa -, un complotto ai danni dei deputati pentastallari: prevede querele per stupri e bustine di coca messe nelle loro giacche per condannarli. Inoltre, l’intelligentone spara un’altra cavolata: “Chi pensa ad un letta bis, è un cretino”. Certo, meglio allora essere cretini e pensare al bene del Paese, che essere dei nullafacenti come lui, buono solo a lamentarsi, e rimanere fermi ad aspettare cosa? Perché lo hanno votato gli italiani se non per un moto di ribellione alla passata politica? Perché i giovani si sono illusi di trovare un movimento aperto, e non chiuso nella mente dei loro leader (Casaleggio e Grillo), e vedevano in loro una speranza di rivalsa e una novità: invece, si sono ritrovati con un partito che somiglia alla Lega, in preda ad un leader dittatore, che sceglie le persone con 20 voti (sua zia, sua nonna, sua cugina, sua madre, insomma votano solo i parenti), leader che non accetta che qualcuno non la pensi come lui, e sbraita dal suo blog “un poker con il morto”, quando il morto è lui stesso, ed ha sprecato per l’ennesima volta, la possibilità di mettersi a lavorare per il Paese. Il 51%, come il 100% del Parlamento non lo avranno mai. Si è visto come lo hanno votato alle amministrative romane e nella capitale lo scorso maggio: praticamente sparito, come il PDL. Bene, ed è questo che dovrebbe succedere. Mettere in minoranza, non votare più, chi disfa e chi non collabora per il bene del Paese. Perché la democrazia è incontro e dialogo, e stare a sentire la parte anche avversa e lavorare (uso di nuovo questo termine visto che siamo fermi da tempo), perché il Paese è allo stremo, ha bisogno di una guida sicuramente forte, che pensi a rialzarlo dalla crisi nera, di cui gli effetti non sono ancora passati.

Post di Emilia Basile

La frase del titolo è di Indro Montanelli (1994)

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“Ricordi l’America, e il suo presidente, che la guerra che non uccide innocenti non esiste nella storia.”

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Si dice che chi dimentica la Storia è destinato a ripeterla. Anche nelle tragedie. E sarà un’ulteriore tragedia se gli Usa attaccheranno la Siria di Assad per qualcosa che ancora rimane oscuro. In molti siti anche attendibili e giornali si riporta la storia che il gas dell’attacco del 21 agosto sia stato utilizzato dagli stessi ribelli, e che tutto sia avvenuto per cause anche sconosciute. Una situazione dunque, sfuggita di mano che hanno messo contro lo stesso leader Assad. Dunque, se i ribelli hanno le loro colpe, hanno ucciso miliziani in modo orrendo, hanno messo il terrore dovunque andassero, Assad resta uno dei dittatori ultimi da abbattere, perché da troppo tempo continua a tiranneggiare la sua patria. Da 20 anni tra lui e il padre hanno assoggettato quella terra ricca di storia e dove San Paolo visse un millennio fa. I leader mondiali dovrebbero ricordare le parole di chi è stato folgorato dalla fede per la via di Damasco: “Anche se parlo la lingua degli uomini e degli angeli Anche se possiedo il dono della profezia Ed ho una fede così grande da spostare i monti Se non avrò Amore, non sarò nulla.” San Paolo apostolo (Saulo di Tarso). Anche di questo hanno poca memoria. Anche dei dettami della fede cristiana (protestante o cattolica che sia)  che sbandierano ogni volta. Per mere mire personali  e necessità di popoli occidentali in preda al più bieco consumismo (quel feticismo della merce di Marx), ora sono pronti ad andare a colpire Damasco e Assad per risorse di cui hanno bisogno. Dopo aver consumato le loro risorse infatti, vanno a prenderle direttamente in altri Stati, macchinando su attacchi che forse non sono colpa del tiranno, mettendo sui media come sempre notizie fuorvianti, per far sì che l’opinione pubblica resti attaccata alla loro verità. In preda a stabilizzare quello che definiscono un “Nuovo Ordine Mondiale”, quello di cui parla chi pensa che la massoneria in tutto il pianeta si sia alleata per gestire sia le risorse che la mente umana delle persone. Anche gli attacchi della “Primavera Araba” ne sarebbero un esempio, se si pensa che si cerca di sottomettere queste nazioni per mirare alle loro risorse e cercare leader più adatti a questi tipi di alleanze. In questo caso entrano in campo i ribelli e si comprende anche perché. Assad si è allontanato dal 2005 dagli Usa e dai rapporti che la Siria aveva intrapreso con la nazione di Obama. Questo ha condotto probabilmente alla guerra prima in Iraq e poi nei Paesi che dovrebbero invece, continuare a sottostare al giogo statunitense. L’accusa per muovere guerra è sempre quella del gas o di un attentato: per l’Iraq era l’uso di armi chimiche, (Tony Blair fece un accorato e indimenticato discorso con prove false davanti alla Camera dei Comuni), dopo l’11 settembre 2001 è stato l’attentato ancora con tanti punti oscuri alle Torri Gemelle di New York. Il movente anche questa volta non convince. Non convince per i motivi sopra elencati, mancanza totale di prove certe e ribelli che affermano di aver usato armi chimiche provenienti dall’Arabia Saudita, dalla Germania e probabilmente anche dagli Usa. Quindi prima c’è il commercio delle armi da rivedere e rideterminare, possibilmente verso il disarmo totale. Il disarmo totale che provocherebbe una drastica caduta di eventi simili a quelli del 21 agosto, ma anche una nuova coscienza nelle persone riguardo la vita e le paure da abbattere. Infatti, ancora oggi si preme sulla paura per giustificare l’attacco. Una paura che viene anche spalmata sui media ricorrendo a messaggi (come quelli di Al-Qaeda veri o falsi che fossero), messaggi che implicano un lavoro sul cervello delle persone per tenerli sotto il giogo di una paura che risulta sempre insana. Mi riferisco al titolo: “Colpiranno l’Europa”. Sarebbe molto meglio fermarsi a riflettere. Sia per Obama che per gli altri leaders mondiali. In questi giorni sono riuniti nel G20. Il G20 è inutile, se non pratica parole di pace, di sensibilità verso il dolore dell’Europa in questi tempi di crisi (ancora e tuttora non risolta), e verso nazioni in conflitto, perché la Siria non è che uno dei focolai di guerre sparsi per il mondo. (Mi chiedo perché per esempio in Ruanda non sono intervenuti, eppure c’è stato un massacro pari a quello ebreo della Seconda Guerra Mondiale, chissà perché.) Non vi è necessità di intraprendere una guerra contro Assad ora in Siria, alla luce degli avvenimenti realmente accaduti. Si sarebbe dovuta mettere in campo una forza di sostegno al popolo attraverso l’Onu, in più se davvero fossero senza colpa i leaders mondiali, allora avrebbero dovuto mettere in campo da anni, sin dal lontano 2005 (anno dell’allontanamento della Siria dagli USA), una gestione diplomatica dei rapporti per legare i due Paesi in ambiti di pace e trasparenza.  Inoltre, le lobbies delle armi non dovrebbero più avere potere sui Capi di Stato. E’ difficile, ma non impossibile, ritrovare un’autonomia di azione da parte di chi deve governare e dovrebbe governare per il bene del proprio Paese, che non è di sicuro la vendita sfrenata di armi e lo spalmare paura ovunque. In ultimo vorrei farvi riflettere con le parole di un poeta. Forse l’unica persona che ha la capacità di ristabilire pace attraverso la sua sensibilità verso gli altri: “L’America ricordi, e lo ricordino i suoi alleati, che ha dichiarato guerra all’Iraq per eliminare il presidente baathista e la sua squadra al governo: ma, così facendo, ha fomentato il conflitto confessionale (che ancora provoca morti quotidianamente), conflitto che ha sconvolto gli equilibri e le intese religiose in una direzione che fa comodo al suo nuovo antagonista (l’Iran) e che contraddice gli interessi degli alleati. I calcoli della guerra spesso non producono i risultati voluti da chi la dichiara.” Infine, vorrei ricordare dall’articolo di Adonis che “così facendo l’America apparirà parte del gioco politico, tribale, confessionale in Medio Oriente: complice fondamentale nell’ostacolarne la liberazione, nell’impedire la costruzione di una società moderna, di un uomo moderno, di una cultura moderna”.

Post di Emilia Basile

La frase del titolo è di Adonis (poeta arabo candidato al Nobel per la Letteratura) dall’articolo del 5/09/2013 su laRepubblica

“Chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto.”

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Piccola postilla. Negli ultimi mesi ho avuto tante cose da fare. Purtroppo per impegni e tanti non ho curato il blog. Ora ritorno a parlare con chi vuole ascoltarmi. Ne sono passate molte nell’ultimo periodo: Berlusconi è stato condannato definitivamente in terzo grado ed Esposito il giudice è stato preso di mira dal PDL che non accetta e fa malissimo, il verdetto della giustizia.  Inutile stare a sentenziare, inutile rimproverare al giudice Esposito una intervista che forse non avrebbe dovuto fare, ma che non ci dice nulla di più di quello che già noi sapevamo. Abbiamo ancora un governo molto ballerino: traballa allegramente ogni volta che si dice la parola Imu, la si sventola come uno spauracchio, come si sventola altrettanto per fare paura il dies irae 9 settembre. Nella data in questione il PDL dovrebbe liberarsi definitivamente di un leader che ha nuociuto altamente alla destra italiana. Non solo l’ha fatta denigrare in Italia da tutti, ma l’ha fatta diventare il clown mondiale di risate universali. In tutto questo c’è ancora chi paventa che Berlusconi debba assolutamente rimanere in carica e non essere deposto. Non comprendendo minimamente l’importanza di un rinnovamento, che è ora più che mai essenziale. Essenziale per il PDL che non deve mai più essere governato da persone amorali e corrotte, ma da gente per bene con ideali da portare avanti che siano anche quelli della Chiesa, insomma la linea che hanno lasciato De Gasperi e Moro. La ritrovino prima che sia troppo tardi. Del Movimento Cinque Stelle non si può che continuare a parlare male. Se ne sono andati in tanti. Nessuno vuole rimanere ancorato ad una presa in giro planisferica. Grillo ultimamente ha paventato, ma anche spaventato molti, dicendo che è possibile riandare a votare con questa legge elettorale. Avendo lasciato il suo cervello nelle mani di Casaleggio, evidentemente, non può che affermare l’impossibile. Impossibile infatti, ritrovarsi di nuovo in uno stallo totale, in quanto questa legge elettorale e il porcellum non permettono a chi esce dalle urne di governare, se non con una più larga maggioranza possibile che lui ha sempre abborrito. Visto che non potrà mai e poi mai avere il 51% o il 100% del Parlamento, il Movimento di Casaleggio è condannato in imperitura opposizione amen. D’altra parte il PD sta temporeggiando contro il suo spauracchio: il Congresso. Più che necessario per la vita del Partito Democratico presente e futura. Si dovrebbe innestare un discorso sulla unione del partito, sulla messa al bando delle correnti e correntine qualsivoglia, si dovrebbe ritrovare la vena di sinistra e lasciare alle spalle quella popolare e democristiana, che ha portato solo grandi sofferenze dentro quello che dovrebbe essere il partito più grande di centro-sinistra. Inutile, sarà poi piangere sui voti perduti, se non si fa un Congresso subito e se non si fa votare di nuovo un Segretario degno di questo nome capace di unire e non dividere e di far ritrovare l’identità perduta al martoriato PD. Inutile sarà piangere sul latte versato e sul tempo sprecato se da settembre non si riinizierà a riflettere sull’importanza di presentare alla prossime elezioni un documento che poi sarà rispettato. In quel documento ovviamente ci auspichiamo di trovare tante novità e tante di quelle cose che la sinistra ha perso e sicuramente ci si aspetterà più rispetto per quello che si è presentato agli elettori. Le primarie possono essere uno strumento che avvicina le persone alla politica, ma bisogna rivedere le persone che si candidano. Esse devono necessariamente essere le migliori possibili, per migliori possibili si intende basta arrivismo e prepotenza, basta leaderismo, ma persone di un partito che diventa serio ed unito e fattivo. Bisogna tenere sempre in mente la differenza abissale tra sinistra e destra e cercare di definirne le differenze e i valori, non si potrà più unirli in un’alleanza assurda come quella in cui ci troviamo ora: “Tra la destra e la sinistra c’è un abisso incolmabile, perché la destra vi dirà sempre che è pronta ad aiutare chi resta indietro – e lo scrive sui manifesti, – la sinistra invece non chiede aiuto per loro, ma li fa camminare con le proprie gambe.” Pietro Nenni. Per non ritrovare la politica distante dal popolo, un popolo ormai isolato e solo come nella frase: “Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo.” Georges Bernanos, I grandi cimiteri sotto la luna, 1938. E’ arrivato dunque, il momento di riprendere in mano il proprio destino in tutti i sensi, per tutti, siano essi partiti o movimenti, cercando di pensare non più a se stessi ed essere chiusi, ma aprirsi definitivamente alle necessità di uno Stato ormai allo stremo delle forze. Questo non è più il tempo dell’individualismo esasperato ed esasperante, ma quello di mettersi al servizio delle persone. Di ritrovare un senso all’essere e fare politica.

Posti di Emilia Basile

 

La frase del titolo è di Sandro Pertini

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla!”

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Siamo ad un momento decisivo per la politica italiana. O quello che ne è rimasta. Quello che accadrà il 30 luglio non lo sappiamo. Di sicuro è che Berlusconi dovrebbe sparire dalla scena pubblica. Oramai ha fatto tanti di quei danni che anche se sparisse, l’Italia intera ci metterebbe anni e anni per levarsi di dosso le sue scorie radioattive. Tanti i danni che ha compiuto e lasciato alle sue spalle che l’Italia ne soffrirà per moltissimo tempo. Dalla divisione politica, alla riduzione della politica a mero mezzo per il proprio leader. Gli auguriamo perciò che il 30 luglio venga condannato. Perché non ne possiamo più della politica ridotta a servilismo per il padrone. Ad un cane che abbaia per la propria poltroncina in bilico. E siamo altrettanto stufi di vedere la politica ridotta a mero strumento personale. Tanto è riuscito anche a spaccare ulteriormente il partito più forte che lo affronta anche se è alleato in un governo tanto assurdo quanto impossibile. Ci rendiamo conto che in una situazione del genere l’Italia va verso il baratro totale. Invece, di risolvere i numerosissimi problemi creati dalla crisi, Berlusconi continua imperterrito a ricattare il Paese intero per salvarsi dalle sue magagne. Mentre ai cassintegrati, ai licenziati, ai giovani disoccupati dei suoi guai giudiziari non importa un fico secco. Non ne possiamo più di un partito come il PD che dovrebbe fare di tutto per la giustizia e vota qualcosa di incomprensibile, come hanno dimostrato i 70 senatori nella loro assurdissima lettera, quella scritta per cercare di spiegare l’assurdissima scelta di votare per un giorno di blocco del Parlamento. Impossibile comprendere come delle persone che dovrebbero essere a servizio dei cittadini blocchino le Camere solo per i guai giudiziari di un corrotto e un corruttore. Non ne possiamo più di un giornale come Libero, che addirittura titola sulla grazia che il Colle farebbe a Berlusconi. Secca e fredda come dovrebbe essere la risposta del Quirinale: “Speculazioni che danno il senso di una assoluta irresponsabilità politica”. Ecco la parola che ci fa leggere questo periodo con la luce di quello che accade: irresponsabilità. Si è parlato in lungo e largo in tutte le sedi di Governi responsabili per fare tutte le riforme possibili nel tempo disponibile e al contrario ci troviamo sempre di fronte ad un Governo che prende decisioni o per se stesso o incostituzionali o addirittura per distruggere quello che è rimasto dello Stato sociale. Il tutto mentre le nostre aziende dolciarie come tessili vengono svendute a turchi e francesi senza che l’Italia abbia attuato una che dico una risposta alla crisi delle imprese e per contrastare la piaga della dislocazione o della compravendita di aziende importanti per il Pil italiano. Il tutto mentre l’Italia continua ad essere sotto ricatto di uno dei peggiori leaders politici degli ultimi 150 anni. Un disastro dopo l’altro sta portando l’Italia verso il declino morale. Grave chiedere di poter restare in politica altri anni quando i fatti a lui contestati avrebbero fatto cancellare subitaneamente la carriera politica di ogni leader politico mondiale. L’Italia ha tanto da imparare dall’estero per diventare un paese credibile e tornare ad avere gli investimenti da parte di altre nazioni. La lotta all’evasione e alla criminalità, nonché alla corruzione devono diventare la priorità per uno Stato che voglia incidere sugli investimenti che l’estero potrebbe portare in Italia. Per diventare quindi, una nazione almeno credibile, si deve innanzitutto rinnovare la politica nel suo interno. Cercare sia a destra che a sinistra che al centro i politici giovani migliori che possano risollevare le sorti dell’Italia, la quale ha già troppo sofferto. E’ questo il  momento di una rivalsa. Il momento di porre le basi per la politica futura, che non dovrà mai più cadere così in basso come in questo momento. Ma volgere lo sguardo verso l’alto, tornare ad essere servizio per gli elettori, che andranno di nuovo a votare volti nuovi certi che ne sarà valsa la pena e che un domani si potrà sperare in un Paese veramente migliore e equosolidale. Berlusconi non è incompatibile con la vita politica a causa delle sue aziende, Berlusconi è ineleggibile e lo resta, lo è sempre stato e lo sarà sempre. Non solo a causa del conflitto di interesse, ma per la condotta personale che un leader dovrebbe avere: quello dell’onesta e della trasparenza, quello del mandato che in Costituzione ci dice che i politici devono sempre comportarsi secondo coscienza. Mentre in Italia politici irresponsabili ce ne sono troppi. Sarebbe ora di migliorare la politica cambiandone la dirigenza. Ricordandosi sempre che abbiamo un dovere: quello di essere migliori di chi ci ha preceduto. Come nella frase di Abramo Lincoln: “Niente di splendido è mai stato compiuto se non da coloro che osarono credere che qualcosa dentro di loro fosse superiore alle circostanze.” Ricordandoci che ogni cosa anche se ora è buia e tenebrosa, ha in sé vicino la luce. Una luce che le rischiarerà le cose e le farà diventare migliori in un domani prossimo. E quindi, mai avere paura di ciò che ci ha portato nelle oscurità, perché lì  vicino c’è chi illumina e rischiara, come nella bellissima frase di Ruth E. Renkel: “Non abbiate mai paura dell’ombra. E’ li a significare che vicino, da qualche parte, c’è la luce che illumina.”

Post di Emilia Basile

La frase del titolo è di M. L. King

“Mi aspetto da Berlusconi che vada a fare le telepromozioni. Tra poco venderà tappeti in televisione.”

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Prostituzione minorile e concussione. Ci si chiede come si può rimanere al proprio posto in politica dopo una condanna, seppur in primo grado di giudizio, talmente pesante. Come può un premier che ha detto il falso in una telefonata per mettere in salvo Ruby, una minorenne che si recava alle feste strane ad Arcore, rimanere ancora negli scranni del parlamento. Come è possibile che la gente abbia votato una tale persona, così infima, accusata anche per l’altro caso di aver avuto rapporti con un’altra minorenne: quello della giovane campana Noemi Letizia. Se la sono presa con il ministro Idem per molto meno. E invece, negli scranni del parlamento del Pdl resistono imperterriti casi che hanno anche una condanna definitiva: Fitto condannato a 4 anni per corruzione, ancora lì come deputato lautamente stipendiato dagli italiani. E’ giusto che da oggi in poi si chieda un’inversione di tendenza, molto di più di quella che c’è già stata. Si deve arrivare ad un parlamento pulito, di gente inattaccabile e che non può essere ricattata. Si deve votare gente che si meriti il posto a livello politico nazionale o locale che non abbia avuto alcuna condanna, neppure il sospetto. Come diceva Paolo Borsellino: “Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.” Il momento è arrivato di ripensare a chi si deve candidare in posti di potere e vorremmo che nel Pdl al prossimo congresso o dibattito della direzione prendessero anche loro questa decisione. Troppo tempo la politica italiana è stata per colpa loro una macchietta, una barzelletta mondiale, fino anche a ieri. Tutte le televisioni mondiali hanno ripreso e riportato gli accadimenti giudiziari di Berlusconi, definendolo “anziano” come nel quotidiano Libération, o paventando che potrà ancora in futuro mettere la politica sotto scacco per le sue sole beghe personali oppure come nel Guardian: “L’uomo che in 20 anni ha distrutto ogni aspetto della cultura di un paese millenario”. L’Italia è stata fino alla fine degli anni ’80 un paese stimato politicamente, nonostante la classe politica non sia mai stata perfetta e trasparente fino in fondo, ora però ha toccato veramente il fondo del baratro. In un sussulto di dignità dovrebbero lasciare la politica tutti quelli invischiati in quei “fatti inquietanti” che stanno solo facendo loro interessi e mai quelli della nazione. Meritiamo un’altra classe politica. La meritiamo ed abbiamo subìto per troppi anni le decisioni prese da altri per noi. Ricordiamo i legami massonici di Berlusconi, il programma della P2 di Licio Gelli perseguito dal premier, fino alla spaccatura della giustizia che stanno ancora tentando di mettere in atto. La giustizia italiana deve fare il proprio corso, un lavoro duro, si devono prendere decisioni che incideranno sulla vita delle persone. Denigrarla come ha fatto Berlusconi è far diventare l’Italia uno stato in preda al caos totale. Non vorremo che mai più accadesse che i politici non difendano l’operato della magistratura ma l’attacchino, e dovremmo ricordare sempre le parole di Borsellino: “I giudici continueranno a lavorare e a sovraesporsi e in alcuni casi a fare la fine di Rosario Livatino (assassinato dalla Mafia) come tanti altri, i politici appariranno ai funerali proclamando unità di intenti per risolvere questo problema e dopo pochi mesi saremo sempre punto e daccapo”. Il giudice Livatino ha lasciato una bellissima frase importante su cui riflettere: “Recuperare infatti il diritto come riferimento unitario della convivenza collettiva non può essere, in una democrazia moderna, compito di una minoranza.” Non si può dunque lasciare che una minoranza del parlamento decida sulla giustizia e sui suoi fondamenti strutturali, se un cambiamento nella sua struttura ci dovrà essere, dovrà essere decisa in comune accordo politico e perfino con un referendum popolare. Le intercettazioni non devono mai più essere oggetto di questioni parlamentari. Le indagini necessitano di conoscere il contenuto delle telefonate per chiarire casi scioccati, non solo quelli in cui è tuttora invischiato Berlusconi. L’inchiesta dovrà necessariamente mettere agli atti intercettazioni ambientali e spostamenti dei cellulari. Invece, di combatterle come è stato fatto finora dal PDL, si deve cercare di ridare la dovuta importanza a tutto ciò che può far luce in casi gravi come questi. Nelle prime due telefonate è Ruby che parla, la ragazza dice: “Noemi è la pupilla, io sono il culo” afferma discutendo con un amico e in un’altra intercettazione telefonica dichiara: “Silvio è pazzo di me, mi dà 47mila euro a settimana”. E’ strano sentire un ex direttore di un quotidiano di sinistra parlare di giustizia politica: non lo è, il direttore che il giornalismo se l’è dimenticato probabilmente, misconosce che gli atti di cui si accusa l’ex premier sono così gravi da avergli inflitto sette e non sei anni di carcere. Il problema è che non ne farà neppure uno. In ogni situazione di fermo da parte della polizia Ruby aveva con sé grosse somme di denaro. L’Italia, come detto, è caduta troppo in basso, sarebbe ora che si rialzasse con una nuova classe politica, che si impegni ad essere trasparente e fattiva, per cambiare in meglio la vita delle persone e non la propria con leggi ad personam fine vita per salvare gli ultimi anni di una persona che il paese l’ha rovinato.

Post di Emilia Basile

Frase del titolo è di Romano Prodi

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