Non condivido l’eccessiva flessibilità nel lavoro. Non condivido che ci debba essere meno rigidità nel mondo del lavoro. Non condivido i pensieri sui contratti. Insomma, Letta non lo condivido quando parla di lavoro. Il lavoro non deve essere necessariamente flessibile. Si deve puntare a renderlo certo. E si deve iniziare a dare risposte alle persone che ogni tre mesi o ogni sei mesi devono cambiare posto di lavoro ed abituarsi ad altri ambienti. No, il lavoro va fatto diventare indeterminato almeno dopo sei mesi di precariato. Ovviamente nel privato. Nel pubblico si dovrebbe tentare di salvaguardare i posti di lavoro. Perché non è lo stipendio da 1.200 euro, come ha detto il Segretario Fiom, Maurizio Landini, che manda in malora lo Stato italiano. Gli sprechi sono stati alti a mio avviso. Gli sprechi sono stati effettuati nella politica per sessant’anni. Anche con le numerose e strapagate consulenze esterne. In tutti questi anni, già c’era chi doveva fare quel lavoro, invece, si è preferito chiamare un cosiddetto esperto e fargli prendere superstipendi. Ci sono state superpensioni e ancora ci sono che dovrebbero essere decurtate per creare lavoro. Ci sono vitalizi da togliere immediatamente. Ci sono buonuscite fin troppo onerose. Ci sono lavori mai portati a termine, posti dimenticati e lasciati a metà, finanche ospedali con mezzi e strumenti che sono costati cari e amari ai contribuenti. Quest’ultimi sono stati la formica. Invece, chi è stato ai piani alti si è mangiato tutto il nostro benessere. Per creare lavoro si dovrebbe innanzitutto eliminare la maggior parte dei contratti. Troppi 46 tipi di contratti. Troppo il lavoro nero mai portato alla luce. Troppi gli abusi sulle donne e le dimissioni in bianco. Troppe 70.000 le donne che hanno perso il lavoro, una vergogna per uno Stato che ormai ha perso proprio il senso di se stesso. In balia di persone che non sanno cosa fare per dare risposte a più di 4 milioni di persone che sono disoccupate, esodate o cassintegrate. Non sanno cosa significa non avere un lavoro, non sanno la disperazione, la mancanza di futuro. Uno Stato sempre assente, incapace di mettere in atto una semplice legge sugli ammortizzatori sociali, che implichi anche una riattivazione dell’ex ufficio di collocamento per aiutarle le persone a trovare il lavoro adatto a ciò che hanno studiato. Il lavoro adatto alle lauree che hanno raggiunto. Quelli che ce la fanno, perché molti abbandonano per tasse troppo esose e borse di studio sempre negate e presalario mai garantito. E allora ai giovani soprattutto bisogna pensare. A quella ennesima vergogna del 38,5% di disoccupati. A quella vergogna tutta italiana di uccidere il futuro, uccidere i giovani negando loro sia la possibilità di crescere formandosi nelle università sempre più abbandonate, non unendo studi e lavoro e mancando totalmente anelli fondamentali che possano aiutarli nei loro corsi. Abbandonati e lasciati a loro stessi, fuggono, ormai abbiamo raggiunto un tasso di abbandono anche dell’Italia che fa paura: 80.000 ragazzi se ne vanno dall’Italia in cerca di lavoro all’estero. Ed all’estero trovano di sicuro un ambiente più attivo a dare loro risposte e di sicuro flessibile all’inizio, ma duraturo dopo poco tempo. La contadina la va a fare la figlia della Fornero. Le persone laureate meritano lavoro atto a ciò che hanno imparato. Siate folli siate choosy. Scegliete il vostro futuro e non stancatevi di cercarlo. Non dovete mai abbassare lo sguardo con nessuno e puntare sulla dignità e sulla correttezza per voi stessi. Come disse Steve Jobs: “L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare ciò che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle.” E se questo implica andarsene dall’Italia che si rifiuta di aumentare gli stipendi, che sono ai livelli più bassi in Europa, allora vai all’estero, sarà sicuramente un’esperienza formativa, e impara bene le lingue. Soprattutto l’inglese. I giovani si meritano tutte le possibilità, tutte le porte che l’Italia si rifiuta categoricamente di aprire loro. Anche dando loro prestiti per incentivare le aziende giovanili. I ragazzi del Sud poi sono quelli a cui più si dovrebbe guardare, quelli che meritano il sostegno di questo Stato assente e sicuramente di trovarsi in un ambiente più consono ad attivare aziende che diano lustro al meridione. E non abbiamo bisogno che tornino i ragazzi che vanno a fare ricerca all’estero: noi giovani e non del Sud non dobbiamo essere svegliati da nessuno. Occorre ricordare a chi prospetta sempre tagli alla sanità e all’istruzione che sta devastando lo stesso Stato e il benessere dei giovani nel futuro e la vita stessa delle persone. E occorre anche ricordare ai politici, che hanno avuto tutto dalla vita, e difficilmente comprendono chi non ha nulla, che: “Un uomo che vuol lavorare e non trova lavoro è forse lo spettacolo più triste che l’ineguaglianza della fortuna possa offrire sulla terra”. Non è a mio avviso colpa della sfortuna o della fortuna, ma colpa dello Stato che non dà loro risposte. Occorre ritornare a comprendere i disagi delle persone ad essere loro vicini, a rispettarne la sofferenza e ad alleviarla. Alleviare le sofferenze delle persone senza lavoro, dando loro un lavoro certo, è ciò che arricchisce nell’umano tutti quelli che agiscono affinché la piaga della disoccupazione sparisca. Il lavoro è un diritto. Work is a right.
Post di Emilia Basile
La frase del titolo è di Thomas Carlyle









